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Dietro gli occhi chiusi

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Lo spazio, aperto su se stesso. Il buio, affollato di echi di immagini, di schegge di persone, luci ed illusioni... il simulacro della vita, pensa Milo, steso sul letto umido del sudore d'agosto. Cerca il sonno, ma senza successo. Come ogni sera, sente la stanchezza nelle ossa ed il sollievo procuratogli dal distenderle sul duro materasso ortopedico, giunto fin lì all'epoca delle promesse e dei cambiamenti. Con il fardello del suo quotidiano sulle spalle, nel cuore e nella mente, Milo desidera discendere nell'oblio il più in fretta possibile e, per propiziarlo, tenta di evocare ciò di cui non trova più traccia, non avverte più odore, in quei contorti ed abbacinanti giorni d'estate. Strano come basti questo a spegnere l'anima... eppure tale è il momento di Milo, un momento di tutti i momenti. Ciò che ha è sempre ciò che non vuole, che non riconosce più perchè è parte invisibile della sua aria, mentre guarda lontano le creste dell'orizzonte cui ten...

Notti e mattine

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Hai fatto caso come la memoria sembri non avere notti o mattine? Ogni immagine è come sospesa in una luce indipendente, senza orario, come di un set teatrale attentamente disposto da mani sapienti. Vedi i volti, senti i suoni, annusi gli odori di una rappresentazione richiamabile a volontà. E non hai nemmeno l’obbligo di rivederla tutta. Puoi perfino modificarla, in qualche dettaglio, integrarla con particolari nuovi.  Come quando vedo il tuo viso. Mi capita sai? A volte… non lo cerco nemmeno. Ci inciampo sopra, a tradimento. Gli occhi, il sorriso. Sei lì, in una dimensione astratta. Eppure, a giudicare dalla stretta che avverto distintamente nella pancia, sei lì davvero. E mi manchi da morire.  Ti parlo, o meglio cerco di farlo. Ma non è possibile. Rimango lì, davanti a te, cristallizzato in una fotografia immateriale. E’ un istante di un momento di una vita che ora non c’è. Non so nemmeno se ci sia mai stata. Non so, non riesco a capire e non saprò mai se la mia ...

Io ricordo, si, mi ricordo... *

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Ricordo, si... mi ricordo... I profumi... Dell'estate di oltre trent'anni fa, dell'odore caldo dei cardi arroventati dal sole, del legno bruciato nelle case per le cucine e per i forni. Ricordo il fieno seccato delle stalle in disuso, ed il sentore del fresco nelle stanze dalle persiane sempre serrate. Era un mondo antico, lasciato ad invecchiare mentre il resto cambiava velocemente, da mani premurose di mille e mille gesti sempre uguali da una vita. Era sicuro, per me, seguire la strada dell'olfatto, da solo, nell'alternarsi di luci ed ombre di ambienti abbandonati, dove solo gatti dimoravano furtivi. Nel mio vagare, continuo, errabondo, consapevole di fascini e misteri. Ricordo, si... mi ricordo... I suoni... Ogni passo, echeggiava dell'acciottolato di cotti ormai sconnessi, che oscillavano sotto il peso di un bambino alla scoperta di una vita congelata nel passato. Di notte, allo scandire delle ore, le campane risuonavano limpide e le voci, voci l...

Ricordi

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In questa epoca così strana, dove si comunica aggregando le informazioni per tags o per hashtags, sembra che il vecchio, rassicurante, analogico navigare sui ricordi senza nome, sulle sensazioni, gli odori ed i suoni nebbiosamente riposti nella nostra memoria, sia qualcosa di primitivo e poco concreto. Invece quei ritmi lenti, così tanto somiglianti all’abbandonarsi all’ondeggio di un mare calmo su cui fare “il morto”, da bambini, sono una delle nostre maggiori risorse. Non forniscono informazioni, come i tags, ma consentono riflessioni, concatenazioni di pensieri astratti che formano la nostra più profonda personalità. Ebbene, questo sarà il ritmo di questo blog. Niente tags… solo onde.