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Tempi moderni, politica e società del rancore

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Premessa Non parto da un’idea astratta, ma da ciò che vedo e vivo quotidianamente, quando esco di casa, quando entro in un supermercato, quando prendo un autobus o guido nel traffico. Percepisco con nettezza un clima diverso rispetto al passato. Non è una suggestione vaga: è un dato esperienziale che si ripete e che colgo nei gesti più bruschi, nei toni più alti, negli sguardi più diffidenti, nella rapidità con cui scatta l’irritazione. Non sto dicendo che “tutti” siano aggressivi, né che non esistano ancora gentilezza o solidarietà, ma di certo una tonalità emotiva diffusa è indiscutibile: una tensione di fondo che rende le interazioni più fragili, più facilmente conflittuali, meno pazienti. Dove un tempo bastava un gesto di cortesia, oggi basta un nulla per innescare una reazione sproporzionata. Mi interrogo sul significato di questa inquietudine, della rabbia, del diffuso senso di insicurezza, che trova espressione sia nella dimensione privata che, in modo eclatante, in quella pubbl...

Ciò che è stato e non era

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Dal Paradiso si può cadere. Chi ha stabilito che non esista? Chi ha decretato che l'Eterno non possa essere toccato con mano mortale, qui, mentre il sangue ancora scorre? Si può. È un'impresa disperata, vertiginosa, ma si può. Capita di incontrare chi non si limiti a fare da Virgilio o da Beatrice, chi non ti porti semplicemente altrove, ma crei il Paradiso. Capita di trovare chi diventa la geografia stessa di quel luogo. Lì si impara che non è una destinazione remota, ma un modo di percepire l'esistente. Si viene addestrati alla meraviglia, costretti ad abitarla fino a farla diventare l'unica residenza possibile. È l'atto violento e sacro di aprire gli occhi per la prima volta. Prima, il mondo era un abbozzo in bianco e nero, un disegno preparatorio privo di spessore. Poi, d'improvviso, è come dare un nome segreto alle cose, battezzarle nella realtà; è imparare a respirare un'aria che non è solo ossigeno, ma sostanza viva. Ho visto colori che non hanno nome...

Il mio Francesco

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Sai, c’è un Francesco che ho imparato a conoscere nel mio cuore, un Francesco che è diverso da quello che ci hanno raccontato. Non è solo un santo, ma un uomo, un fratello, un amico che ha saputo vivere con una profondità e una passione che mi parlano ancora oggi. È il Francesco che non aveva paura di essere se stesso, di essere amato e di amare, in un modo che supera ogni definizione. Questo è il mio Francesco. La sua storia non inizia con il distacco, ma con un profondo radicamento nel mondo. La sua vita non fu un lampo improvviso, ma un lento fiorire, un cammino che mi ha insegnato che ogni passo, anche quello che sembra sbagliato, ci porta più vicini a noi stessi. La sua giovinezza non fu quella di un poverello, ma di un giovane ricco e vivace, che amava la poesia dei trovatori e sognava la gloria della cavalleria. Fu sua madre, Madonna Pica, a parlargli con il cuore, a trasmettergli il francese melodico e la sensibilità che lo avrebbe reso un "re" tra i suoi coetanei, un...