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Nina

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Il vento, a febbraio, ha scarso riguardo per i pensieri. Soffia di traverso, cattivo, lungo il fiume all’altezza di Trastevere, portando con sé quell’odore inconfondibile di limo e di acqua mossa, di pietra bagnata e di tempo che ristagna tra le banchine. È un sentore antico, che mescola il fango del fiume al respiro freddo dell’inverno romano. I platani sono giganti frustati, le loro fronde scheletriche gemono sotto i colpi delle raffiche, mentre le foglie morte, rimaste a marcire sul selciato, vengono sollevate in piccoli vortici disperati contro i tronchi rugosi. Tutto intorno, le grida dei gabbiani compongono una musica di scena arcaica e sola, un lamento che sembra sgranarsi direttamente dal cielo metallo per infilarsi sotto la pelle, insieme a una pioggerellina sottile, quasi un vapore freddo, che si deposita sul bavero del cappotto. Sembrano voci di secoli morti, stornelli alterati di amori dispersi. Sembrano lamenti. Proteste al destino. Cammino, con le mani affondate nelle tas...

L’Inganno dell’obsolescenza: cronaca di una resistenza necessaria.

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Nell'ormai lontano 2012 acquistai un bel MacBook Pro Retina, per farne il mio portatile principale. Macchina eccellente e performante. La caratteristica dei Mac è (era) un prezzo un po' superiore alla media dei PC ma con la prospettiva di una durata superiore. In effetti quel portatile è sopravvissuto ufficialmente per otto anni (2012-2020). Poi, per altri tre anni, è rimasto in un limbo di aggiornamenti di sicurezza minori su Catalina, fino a quando è stato definitivamente abbandonato al suo destino. Un gran peccato, perchè era e rimaneva un eccellente strumento informatico. Fatto sta che a causa di questa scelta della casa madre, sono stato costretto a metterlo a riposo, praticamente dimenticato su un ripiano, fino al "ritrovamento" di qualche giorno fa.... con la indispensabile ed inevitabile ribellione. Perché vedete, ci sono momenti in cui è necessario svelare la realtà attraverso gesti tecnici che diventano, inevitabilmente, una riflessione politica ed etica. Qu...

Tempi moderni, politica e società del rancore

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Premessa Non parto da un’idea astratta, ma da ciò che vedo e vivo quotidianamente, quando esco di casa, quando entro in un supermercato, quando prendo un autobus o guido nel traffico. Percepisco con nettezza un clima diverso rispetto al passato. Non è una suggestione vaga: è un dato esperienziale che si ripete e che colgo nei gesti più bruschi, nei toni più alti, negli sguardi più diffidenti, nella rapidità con cui scatta l’irritazione. Non sto dicendo che “tutti” siano aggressivi, né che non esistano ancora gentilezza o solidarietà, ma di certo una tonalità emotiva diffusa è indiscutibile: una tensione di fondo che rende le interazioni più fragili, più facilmente conflittuali, meno pazienti. Dove un tempo bastava un gesto di cortesia, oggi basta un nulla per innescare una reazione sproporzionata. Mi interrogo sul significato di questa inquietudine, della rabbia, del diffuso senso di insicurezza, che trova espressione sia nella dimensione privata che, in modo eclatante, in quella pubbl...

Ciò che è stato e non era

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Dal Paradiso si può cadere. Chi ha stabilito che non esista? Chi ha decretato che l'Eterno non possa essere toccato con mano mortale, qui, mentre il sangue ancora scorre? Si può. È un'impresa disperata, vertiginosa, ma si può. Capita di incontrare chi non si limiti a fare da Virgilio o da Beatrice, chi non ti porti semplicemente altrove, ma crei il Paradiso. Capita di trovare chi diventa la geografia stessa di quel luogo. Lì si impara che non è una destinazione remota, ma un modo di percepire l'esistente. Si viene addestrati alla meraviglia, costretti ad abitarla fino a farla diventare l'unica residenza possibile. È l'atto violento e sacro di aprire gli occhi per la prima volta. Prima, il mondo era un abbozzo in bianco e nero, un disegno preparatorio privo di spessore. Poi, d'improvviso, è come dare un nome segreto alle cose, battezzarle nella realtà; è imparare a respirare un'aria che non è solo ossigeno, ma sostanza viva. Ho visto colori che non hanno nome...