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Il padre già morto

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Riflessioni sul tramonto della funzione paterna, sulla deformazione del femminile e sulla violenza come sintomo di un vuoto . * * * I. Una morte senza data C'è una morte che non fa rumore. Non ha data, non ha rito, non lascia fiori sul davanzale. Non si annuncia con il respiro che si affievolisce né con il silenzio improvviso di una stanza. È la morte del padre mentre è ancora vivo — la sua progressiva evaporazione dal campo del senso, la sua trasformazione in presenza biologica svuotata di funzione simbolica. Io conosco questa morte dall'interno. Da molti anni mi sento un padre già morto, reso superfluo dentro la mia stessa famiglia, marginalizzato con quella gentile indifferenza con cui si rimuove un mobile ingombrante — non con ostilità dichiarata, che almeno sarebbe onesta, ma con qualcosa di più sottile e più devastante: l'irrilevanza. La progressiva sottrazione di spazio, di voce, di peso nelle decisioni che riguardano i propri figli. La sensazione di essere prese...

WWIII? - Ipotesi e considerazioni

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Ormai lo sappiamo: il mondo è cambiato e sta cambiando. Gli equilibri preesistenti, divenuti insufficienti, sono saltati, e nuovi se ne formeranno. Ciò è tutto sommato fisiologico se si guardano le vicende umane con gli occhi degli storici, abituati al fluire e rifluire delle potenze. Tuttavia, ciò che preoccupa è il modo con cui tale cambiamento si manifesta, un modo che evoca ricordi catastrofici di altri periodi storici, altrettanto drammatici, i cui sviluppi hanno portato a mutamenti continentali di lunga e lunghissima durata. Qual è, allora, il quadro attuale? Con l’avvio dei bombardamenti sull’Iran non assistiamo ad un “incidente casuale”, bensì al ripetersi di una precisa meccanica di saturazione. Lo storico Christopher Clark ne I Sonnambuli a proposito del 1914, descrisse un’analoga situazione geopolitica, laddove le potenze industriali europee avevano esaurito gli spazi di espansione coloniale e commerciale, entrando in una collisione inevitabile per la ridistribuzione delle q...

Francesco, il Santo Impossibile.

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Scrive oggi, 22 febbraio 2026, Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera dell'ostensione del corpo di Francesco e dei 400mila pellegrini prenotati per poterlo vedere. Personalmente non condivido la scelta fatta. Francesco notoriamente non aveva in gran pregio il proprio corpo, lo definiva " frate asino ", poichè nella sua mente esso doveva servirgli come supporto, come mezzo di trasporto della sua anima e del suo cuore. Esporlo oggi come un simulacro da venerare sembra quasi un controsenso filologico rispetto al suo pensiero. C'è un paradosso sottile nel trasformare in un oggetto di attrazione proprio quella spoglia che lui aveva deprivato da ogni importanza, se non quella della fatica e dell'obbedienza allo spirito. Sia come sia, però, questo evento ha avuto il pregio di riportare all'attenzione generale la figura straordinaria, immensa, ingestibile di Francesco d'Assisi, figura talmente viva ed attuale e concreta da far paura ancora oggi. C’è infatti qualcos...

Nina

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Il vento, a febbraio, ha scarso riguardo per i pensieri. Soffia di traverso, cattivo, lungo il fiume all’altezza di Trastevere, portando con sé quell’odore inconfondibile di limo e di acqua mossa, di pietra bagnata e di tempo che ristagna tra le banchine. È un sentore antico, che mescola il fango del fiume al respiro freddo dell’inverno romano. I platani sono giganti frustati, le loro fronde scheletriche gemono sotto i colpi delle raffiche, mentre le foglie morte, rimaste a marcire sul selciato, vengono sollevate in piccoli vortici disperati contro i tronchi rugosi. Tutto intorno, le grida dei gabbiani compongono una musica di scena arcaica e sola, un lamento che sembra sgranarsi direttamente dal cielo metallo per infilarsi sotto la pelle, insieme a una pioggerellina sottile, quasi un vapore freddo, che si deposita sul bavero del cappotto. Sembrano voci di secoli morti, stornelli alterati di amori dispersi. Sembrano lamenti. Proteste al destino. Cammino, con le mani affondate nelle tas...

L’Inganno dell’obsolescenza: cronaca di una resistenza necessaria.

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Nell'ormai lontano 2012 acquistai un bel MacBook Pro Retina, per farne il mio portatile principale. Macchina eccellente e performante. La caratteristica dei Mac è (era) un prezzo un po' superiore alla media dei PC ma con la prospettiva di una durata superiore. In effetti quel portatile è sopravvissuto ufficialmente per otto anni (2012-2020). Poi, per altri tre anni, è rimasto in un limbo di aggiornamenti di sicurezza minori su Catalina, fino a quando è stato definitivamente abbandonato al suo destino. Un gran peccato, perchè era e rimaneva un eccellente strumento informatico. Fatto sta che a causa di questa scelta della casa madre, sono stato costretto a metterlo a riposo, praticamente dimenticato su un ripiano, fino al "ritrovamento" di qualche giorno fa.... con la indispensabile ed inevitabile ribellione. Perché vedete, ci sono momenti in cui è necessario svelare la realtà attraverso gesti tecnici che diventano, inevitabilmente, una riflessione politica ed etica. Qu...